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mercoledì 28 aprile 2010

Articolo di Mariolina Iossa pubblicato su Il Corriere della Sera di sabato 24 aprile 2010

SCRITTE STRANIERE VIETATE E TEST D’ITALIANO. LA STRETTA SUI NEGOZI
Mar, 27/04/2010 - 09:01 — admin

SCRITTE STRANIERE VIETATE E TEST D’ITALIANO.LA STRETTA SUI NEGOZI

Articolo di Mariolina Iossa pubblicato su Il Corriere della Sera di sabato 24 aprile 2010

Vuoi aprire un negozio? Se sei immigrato devi prima superare un test di lingua italiana e ottenere una certificazione «rilasciata da appositi enti accreditati». Lo vuole la Lega, con un emendamento al decreto legge sugli incentivi firmato dalla deputata Silvana Comaroli, che affida alle Regioni il potere di introdurre questo nuovo obbligo. Ma non vuole solo questo la Lega. Oltre al test di italiano chiede, con un altro emendamento sempre della Comaroli, che siano vietate le insegne nelle lingue extracomunitarie. Solo l’italiano, le lingue europee, ma anche i dialetti locali sono ammessi. Cinese, arabo e tutti gli altri idiomi stranieri sono banditi. Se poi, reclama ancora il Carroccio (emendamento a firma del capogruppo in commissione Finanze alla Camera Maurizio Fugatti), un Comune dovesse ritenere che un certo tipo di attività commerciale sia «incompatibile» con la tutela delle «tradizioni locali», può vietarne l’insediamento. Insomma, nuovi obblighi e nuovi divieti richiesti dalla Lega, una svolta «autarchica» in campo commerciale che fa insorgere tutta l’opposizione. Ma a respingere queste fughe localistiche è anche quella parte del Pdl vicina a Gianfranco Fini. Proprio il presidente della Camera, parlando in generale di cittadinanza, ha detto ieri a Firenze che con atteggiamenti di questo tipo, «affrontati in modo un po’ provinciale, da volantino, in modo propagandistico, non si va molto lontano». Entra più nel merito il deputato finiano Fabio Granata: «Si tratta del solito intervento estemporaneo e demagogico. Se in linea di principio è condivisibile la richiesta di un test di lingua italiana per l’immigrato che chiede la cittadinanza, ben diverso è mettere paletti discriminatori. Noi dobbiamo adoperarci per agevolare, non per ostacolare chi vuole aprire un esercizio commerciale». La questione delle insegne poi, continua, «mi trova completamente contrario, è una proposta di cui il commercio italiano non sente alcun bisogno». L’opposizione s’indigna. «La politica della Lega, basata sull’odio contro lo straniero, sta prendendo una piega razzista molto preoccupante», dice il senatore Udc, Gianpiero D’Alia. «Anziché fare inutili provocazioni, il Carroccio pensi a presentare un programma di lingua e cultura italiana per gli immigrati realizzato dalla scuola pubblica, visto che ora questa responsabilità è affidata ai volontari», incalza Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali. Tagliente Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd: «Non è un caso che, dopo la direzione del Pdl di giovedì, la Lega senta il bisogno di battere un colpo ricorrendo al suo cavallo di battaglia preferito: il razzismo contro i cittadini extracomunitari». Concorda il portavoce dell’Idv, Leoluca Orlando: «L’emendamento della Lega conferma la deriva razzista di questa maggioranza condizionata dalla cultura della Lega». Anche monsignor Giancarlo Perego, direttore della fondazione Migrantes, respinge la proposta che, dice, cadrà «nel vuoto». «In materia di immigrazione - sottolinea - esiste già un pacchetto integrazione che prevede due anni di tempo per imparare la lingua italiana». Perché questo non dovrebbe bastare? Se lo chiede ugualmente il presidente della Fipe Confcommercio Lino Stoppani, che dice no «a barriere improprie che scoraggino una nuova attività imprenditoriale».
Fonte: Il Corriere della Sera .
Ho preso quest'articolo da: "ladante.it"

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