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sabato 30 aprile 2011

"La figlia oscura", di Elena Ferrante

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A volte mi capita di scegliere un libro così, a caso, di un autore (o come in questo caso, un'autrice) che in qualche suo libro anteriore mi ha fatto orrore e scoprire gratamente qualcosa di diverso rispetto alla pubblicazione anteriore fino al punto di restare "incantanta" davanti alle pagine del libro senza riuscire a staccarmene fino all'ultima pagina. Beh! È proprio quello che mi è successo con La figlia oscura di Elena Ferrante della quale avevo letto anni fa l'orripilante L'amore molesto (dal quale trassero l'ancora più orroroso film omonimo). Dopo quella brutta esperienza, mi ero rifiutata di rileggere niente firmato dall'autrice; eppure, nel nostro viaggio a Roma, vuoi per la premura che mi facevano perché uscissimo subito dalla Mondadori, vuoi perché quasi tutti i libri degli scaffali più vicini all'ingresso erano di autori stranieri oppure, se di italiani, già ce li avevo a casa, presi quasi per inerzia questo libro ma senza grandi attese.


La storia riflette i rapporti, difficili, traumatici e spesso sbagliati, di una madre quarantottenne con le sue figlie, Marta e Bianca. Sebbene questo sia soltanto la scusa per far cadere fra le pagine del libro, frammenti del rapporto ansiogeno e contraddittorio della donna, di nome Leda, con sua madre, che rappresentava un mondo che lei odiava e rifiutava in modo assoluto. Tutto attraverso il rapporto che la donna stabilisce al mare con una giovanissima madre di 24 anni alla quale invidia il rapporto pieno di complicità con la figlioletta di 3 anni. Leda le osserva ogni giorno dal suo lettino e questa visione idilliaca delle due che giocano con una brutta bambola alla quale la bambina è attaccatissima, le riporta in mente briciole del suo passato come madre, come figlia e come donna piena di frustrazione sul campo personale e lavorativo.


Leda che agli occhi di tutti sembra una donna matura, indipendente e sofisticata, mostra al lettore la sua vera natura di donna piena di insicurezze e capace di compiere atti senza nessuna logica o addirittura inspiegabilmente infantili.


Bello lo stile narrativo della Ferrante. Bello e scorrevole. Libro, insomma, pieno di spunti su cui riflettere poiché tutte noi siamo(siamo state) madri o figlie o entrambe...

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